
"Io dall'Inter non mi muovo". Maicon ribadisce il suo amore per la società nerazzurra e giura che lui non andrà mai via da Milano.
"Lo assicuro a tutti, società, tifosi, presidente: mi sento bene qua - ha detto il difensore a Sky - mi sento sicuro e anche la mia famiglia lo è ed è contenta. Poi se la società non mi vuole mi cercherò un altro posto, ma non credo che mi lascerà andare via", ha concluso Maicon.
QUANTO E' FORTE MAICOOON, QUANTO E' FORTE MAICON, QUANTO E' FORTE MAICOOON!
In attesa del solito post-partita dell'ottimo Mark Slot, vorrei raccontarvi quanto accaduto ieri sera. Ore 19.00: su Italia 1 comincia Studio Sport, edizione incentrata sul turno infrasettimanale di campionato che si giocherà in serata. La conduttrice Monica Vanali introduce il primo reportage, manco a dirlo sull'Inter, parlando del clima poco sereno con cui sarebbe stata accolta la squadra di Josè Mourinho a Catania. Parte quindi il servizio, dove l'inviato descrive scene di sommossa popolare, con il pullman dei nerazzurri scortato per la città (cosa peraltro che accade sempre e ovunque), tensione intorno all'albergo che ha ospitato la compagine milanese e addirittura la previsione di un cordone di polizia intorno a Josè Mourinho seduto in tribuna, per il quale si auspica la necessità di indossare un cappotto d'acciaio. Insomma, la situazione sembrerebbe molto preoccupante e non farebbe prevedere nulla di buono in vista del match. Si ritorna in studio e, come d'abitudine in questi casi, la linea passa all'inviato a Catania per le ultime notizie sulle formazioni. Antonio Bartolomucci esordisce subito riportando quelle che sono le condizioni ambientali: Inter accolta dagli applausi di alcuni tifosi nerazzurri locali, nessun tipo di tensione intorno allo stadio e addirittura ci racconta di un Josè Mourinho uscito martedì sera a passeggio sulla Via Etnea. Duranta la camminata il mister avrebbe raccolto applausi, stretto mani e firmato autografi. Poi via con le formazioni e al rientro in studio, forse tra l'imbarazzo generale, Monica Vanali si affretta a cedere la linea all'inviato a S.Siro per farci raccontare di una "notte da Champions League tra Milan e Genoa".
Ora, alla luce di quanto riportato, faccio una domanda a tutti quelli che accusano noi tifosi interisti di "vedere i draghi": siamo noi ad essere ossessionati dai media o forse sono loro che raccontano cazzate?

La seconda giornata di ritorno ci vedrà impegnati in quel di Catania, dove ci attende sicuramente un ambiente "poco simpatico". Le polemiche divampate dopo la partita di andata infatti, hanno contribuito a creare un clima di tensione intorno al match e a Josè Mourinho. La speranza è che non succeda nulla, visto anche il buon rapporto esistente tra le due tifoserie che, anche senza un gemellaggio ufficiale, hanno avuto modo di familiarizzare in occasione dei match in cui Inter e Catania si sono affrontate. Sulla panchina degli etnei ritroveremo uno dei nostri idoli: quel Walter Zenga accolto all'andata a S. Siro come "Uno di Noi". La partita si preannuncia comunque molto difficile e sono sicuro che servirà la miglior Inter per uscire indenni dal Massimino.
Se invece, sotto il profilo dell'ordine pubblico, le cose non dovessero filare lisce, forse qualcuno dovrà quantomeno recitare il mea-culpa. Il mondo del calcio è già abbastanza esasperato senza il bisogno di "palate di cemento" e "legnate sui denti". Vero Signor Lo Monaco?

Quella dell'altra sera non sarà stata un'Inter straripante, ma di sicuro abbiamo visto una squadra cinica e compatta, perfetta per affrontare la tignosa squadra di Mazzarri.
A dirla tutta, sono stati quasi interamente 90 minuti (più 6, inspiegabili, di recupero del secondo tempo) a bassa, bassissima intensità. Di noia, più precisamente. Con Ibra e Cassano in campo, quasi certamente sarebbe stata una partita diversa. Uniche emozioni: il gol di Adriano, la traversa di Stankovic e la grande parata di Julio Cesar su Dessena allo scadere.
Non sbaglio di molto quando dico di avere appena raccontato tutto la partita.
Si può però parlare dei temi tattici, in particolare di un inedito (almeno in nerazzurro) Mancini nel ruolo di seconda punta, virtualmente perfetto per pescare Adriano in area coi suo passaggi, e per attirare in fascia i terzini doriani, permettendo qualche inserimento dalle retrovie.
Dico virtualmente perché la soluzione, pur interessante sulla carta, ha funzionato a metà: la prestazione di Amantino non è stata memorabile, ma ha fornito quegli spunti che rendono più che auspicabile una sua riproposizione in quel ruolo (magari con incidenza maggiore sul risultato).
Altro tema caldo è l'ormai celebre "Hai paura?" ringhiato da Mourinho all'arbitro Celi, secondo lui sotto pressione per le critiche piovute ai colleghi e pertanto colpevole di un arbitraggio sfavorevole alla big di turno (noi).
Come spesso accade, lo Special One ha centrato un punto importante: le responsabilità arbitrali. Dopo l'abbozzo di denuncia romanista, quella di presentare un dossier sui torti subiti, la concentrazione dei nostri fischietti è precipitata.
Chissà se la battagliera Rosella Sensi metterà nel suo dossier il fuorigioco di venti centimetri di Mexes (tralaltro, con dinamiche molto simili a quelle del contestato goal interista di Coppa Italia), errore, questo, che ha spianato la strada alla Roma, impegnata contro il Napoli, nello scontro diretto per la Champions.
Non lo cito per intendere che, prima di accusare qualcuno di favoritismi, occorra soppesare anche quanto la sorte ha donato di illegittimo al proprio interesse, e non solo ciò che vi va contro.
Lo cito perché è il primo di una serie di errori maiuscoli nella giornata di campionato appena trascorsa.
La dinamica degli episodi, tuttavia, non grida al complotto: il Milan usufruisce di un rigore inventato, ma non gliene viene concesso uno su Pato e, anzi, ne subisce in apertura uno dubbio, trasformato da Di Vaio; la Fiorentina (al sabato) si vede annullare un gol regolare di Gilardino per fuorigioco inesistente e reclama un rigore -premetto che per me non c'era- su Jovetic; Marchetti, portiere del Cagliari, salterà la prossima sfida per l'ammonizione seguita al rigore (molto dubbio) concesso alla Lazio; il Lecce trova la rete con Castillo servito da un intervento scomposto del compagno di reparto, che tocca vistosamente col braccio...
Probabilmente ne ho anche saltato qualcuno. Il punto è che una mole così cospicua ed eterogenea di sviste mostra chiaramente alcuni fattori: intanto, la malafede è sparita (per fortuna e, spero, per sempre), come ha dichiarato anche un personaggio noto per non mandarle a dire persino negli anni d'oro del Sistema Moggi, ovvero il presidente del Cagliari Massimo Cellino; altro punto: gli arbitri, alcuni molto giovani e molto inesperti, hanno subito il clima di tensione di questi giorni.
E questa forse è la cosa più lampante: non si può pretendere di crescere una classe arbitrale serena e competente in un clima del genere, specie dopo un evento come la bufera che la voce stessa del suo responsabile, dai fascicoli di un'inchiesta, ci racconta.
Certo, dico queste cose dopo aver sputato sull'arbitraggio di Orsato in Coppa Italia, e mi rendo conto che la contraddizione sia evidente. Ma non sono un giornalista, sono un tifoso. La responsabilità che io e i miei colleghi abbiamo nel formare, o contribuire a formare, un'opinione in chi ci legge è minima, e noi stessi subiamo -che ci piaccia o no- l'ottica dominante nella carta stampata. Quella di afferrare un arbitro, spogliarlo e darlo in pasto ai lettori per un rigore non dato o una decisione dubbia.
E in questo, beninteso, non ci vedo solo del male. Mostrare i limiti di un essere umano, in uno sport che sentiamo l'esigenza di sentire pulito, dopo aver scoperto che non lo è stato per tanti anni, può anche essere utile a prendere provvedimenti.
Come, per esempio, (senza scomodare, per ora, la moviola in campo) trovare qualche sistema per incentivare la collaborazione dei giocatori e delle società con il direttore di gara, perchè questo sbagli meno. Non necessariamente con grandi sorrisi e pacche sulle spalle: sarò drastico, ma trovo che se ci fossero dei deterrenti validi ed efficaci per chi si approfitta del fatto che l'abitro non sia, per natura, infallibile, la situazione sarebbe molto più vivibile. Dico per esagerare, ma neanche tanto: hai simulato? Un mese di squalifica, anche dalla Champions ed eventuali convocazioni in Nazionale in quell'arco di tempo.
Non si tratterebbe di condanne troppo pesanti: giuridicamente, penso non sia tanto distante dalla realtà assimilare la simulazione ad un qualunque mezzo illecito per spingere avanti la propria squadra a discapito del regolamento. Al pari del doping, insomma.
Non sarà bello forzare qualcuno all'onestà, ma sarebbe davvero un prezzo troppo alto? A quel punto, l'eventualità di una moviola in campo, da usarsi per tutto ciò che resta affidato solo al caso (come ad esempio un fuorigioco), non sarebbe da considerarsi fantascienza.
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