
Non sorprende che la sfida di martedì sera offra tanti spunti interessanti.
C'era molta curiosità nel vedere come si sarebbe comportata la squadra di Mourinho di fronte a quella che, lo scorso anno, ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Fatta salva la prima mezz'ora di gioco -dove abbiamo piuttosto assistito a Julio Cesar vs United, col portierone brasiliano che colleziona miracoli in attesa che i suoi compagni sentano la sveglia- l'Inter ha dimostrato di poter tenere testa persino a quello che è probabilmente il club più forte del mondo.
Non solo: nella stessa serata, abbiamo potuto ammirare un ragazzino -che, ricordiamo, ha disputato appena una decina di partite in prima squadra- tenere testa in modo notevole al Pallone d'Oro in carica. Non a caso, in un'intervista dei giorni scorsi, Cristiano Ronaldo ha elogiato apertamente la prestazione del nostro Santon (che, ha sottolineato il portoghese, lo aveva già colpito molto vedendolo giocare in tv).
Nella stessa intervista, Ronaldo si è detto sicuro che i Red Devils potranno passare il turno, nonostante la forza degli avversari.
Certo è che l'11 marzo Ferguson potrà recuperare molte delle sue stelle, primo fra tutti Wayne Rooney, senza contare che -fattore non trascurabile- l'Old Trafford è praticamente inespugnabile, specialmente in questa stagione.
Dal canto suo, l'Inter può trarre forza dalla prestazione brillante del secondo tempo, magari cercando di far perfezionare la mira ad Adriano e di far recuperare lucidità a Muntari, quasi per nulla apprezzabile, nella prestazione di martedì. Inoltre, avere a disposizione due risultati su tre per qualificarsi (una vittoria o un pareggio con gol) è già un buon vantaggio psicologico.
Partita facile, dunque? Macché! Ricordiamo ancora tutti la gioia della Roma nel 2004 per la vittoria (e sottolineo vittoria) all'Olimpico per 2-1, sempre contro lo United. Il ritorno non solo fu una storia ben diversa, ma fu addirittura un incubo, con il monumentale 7-1 a schiacciare le ambizioni giallorosse.
All'Inter dell'11 marzo chiediamo dunque la forza del secondo tempo, la solita, incrollabile determinazione del suo allenatore, e la consapevolezza che all'Old Trafford, la storia (sportiva) ci insegna, non è mai una passeggiata.
Al'Inter dei prossimi dodici giorni, invece, chiediamo di pensare a cose più urgenti.
Per esempio, domenica c'è la Roma... Concentriamoci su quella.
Quella col Manchester era forse la partita più attesa dell'anno e mi aspettavo, comunque andasse, di assistere a livello emozionale ad una sorta di replay del match con il Liverpool della stagione passata. Stranamente però questo non è accaduto. Nonostante lo stadio pieno, non si è ricreata quell'atmosfera che mi era tanto piaciuta. O quantomeno sono stato io a non percepirla. La partita, nonostante il Manchester ci abbia messo in forte difficoltà, l'ho vissuta in modo molto rilassato, senza troppe paura. Ero stranamente tranquillo quando Giggs si è involato verso Julio Cesar e, dopo il miracolo del nostro portierone, in me ha prevalso la soddisfazione per il bell'intervento che non il sospiro di sollievo per il pericolo scampato. Stessa cosa per le occasioni in cui Cristiano Ronaldo puntava Santon: timore al minimo ed esaltazione per le chiusure tempestive del "Bambino". Insomma, sotto un certo punto di vista un'esperienza diversa, dato che solitamente vivo la partita in modo completamente opposto. Non so spiegarmela e della serata mi rimane una sorta di ricordo agro-dolce.
Passando all'analisi del match invece, il Manchester ha sicuramente vinto ai punti. Il primo tempo se lo sono aggiudicato a mani basse, complice la solita paura con la quale i nostri sono entrati in campo. La ripresa è stata più equilibrata e paradossalmente saremmo potuti riuscire nell'impresa di far male ai campioni del mondo, ma credo che alla fine sarebbe stato troppo. Tirando le somme, loro hanno dimostrato di essere più forti di noi, ma lo 0-0 è risultato che tiene tutto ancora aperto. Alla luce dei match di andata, non farei cambio con nessuna delle italiane. All'Old Trafford sarà durissima, ma nel calcio non è sempre il più forte a vincere. Quindi culliamo il sogno e proviamoci. In fondo, cosa ci costa?




FORZA RAGAZZI!!!!
Questo, in sintesi, il sistema adottato da Mourinho per evitare cali di concentrazione -pericolosissimi- nell'ostica partita del Dall'Ara e, nel contempo, fare le prove generali dell'undici che, domani sera, affronterà i campioni del mondo in carica.
Fin qui, il metodo ha pagato: due gol contro una difesa attentissima per tutta la partita (un po' meno in occasione della seconda rete), molta grinta nella prima parte di gara e situazioni da palla inattiva sfruttate bene. Merito della minaccia di far saltare la gara coi Red Devils ai lavativi di turno? Può darsi.
Certo, c'è anche chi la sua occasione di mettere dubbi al mister la sfrutta male. La prestazione di Muntari (in un ruolo non nuovo per lui, ma poco adatto alle sue caratteristiche) è sicuramente da dimenticare. Si divora un gol fatto davanti alla porta dopo una vera magia di Ibra, gestisce male i palloni che recupera (a memoria, non moltissimi) e copre male. In Champions, come previsto, ci sarà Stankovic.
Neanche Maxwell mi ha impressionato tanto, specie considerando che era esonerato da compiti di copertura, affidati all'ormai solito Santon. Dubito che martedì ritroverà il posto sulla sinistra.
Il dubbio, al massimo, è se Mourinho vorrà concedere il battesimo del fuoco al giovane terzino italiano, impiegato coraggiosamente (e con profitto) anche nella difficile prova del derby, o se vorrà più prudentemente puntare sul Capitano esterno difensivo.
Ancora 24 ore per la risposta.
Anche quando al comando c'era Cannavò, chi di noi non avrebbe voluto un'altra Gazza? Un pochino più cattiva, un pochino più vivace, un pochino meno istituzionale. La Gazza era la Gazza, ma ognuno di noi aveva il suo pochino da correggere (sempre di più, col passare del tempo e l'avanzare del delirio tv che ci ha spostato perso una visione molto reality e poco ragionata di ciò che vediamo e viviamo). L'avrei voluta anch'io un pochino più così e un pochino meno così. In una parola, un pochino - come dire - più ribalda. Non si è mai contenti, com'è giusto che sia. Quando Candido Cannavò è andato in pensione, avremo più o meno pensato che il tempo aveva fatto il suo corso e amen. Ma proprio lì abbiamo capito meglio chi fosse Cannavò: quando cioè ha lasciato la poltrona di direttore della Gazza, rimanendone editorialista e anima, ma non mettendo più il becco in certe scelte. Sei mesi e lo rimpiangevano di brutto. Forse era più facile fare una certa Gazza in altri tempi, tra cui i suoi, quando il giornalista aveva il dovere primario della cronaca e il lettore il piacere di trarre solo da quelle pagine - senza la pay-tv, senza le duemila dirette, senza la spidercam, senza le centomila minchiate di oggi - il senso e il fascino di uno sport che vedevi e godevi a sprazzi, e molto leggevi. La Gazza era la bibbia, oggi è un giornalino che a volte ti si squaglia in mano e mette in prima pagina Montano che lascia la Arcuri. Siamo tutti molto più "fair", oggi: la tv, lo sport, la Gazza e pure noi, ovvio. E allora ti spiace che se ne vadano questi vecchi signori, che sapevano ancora scrivere e comunicarti delle cose, che mettevano le loro antiche sinapsi al servizio di un mondo troppo moderno per essere bello. Bello in quel senso là, di certi odori, sapori, sudori, roba che oggi è tutta sintetica come la Cera. Un pezzo di Cannavò era comunque un pezzo da leggere, al di là di come la si pensasse e di quanto si valutasse fané la prosa e il pensiero del vecchio direttore. Ma poi ti rendevi conto che da lì comunque c'era da spremere roba. Oggi, che è domenica, fate zapping fino alle due di notte, fate questo esperimento. E poi ditemi se non vi mancherà un Cannavò.

Fonte: http://settore.myblog.it/
E' innegabile: la testa è già al suggestivo match di martedì con il Manchester, ma oggi a Bologna servirà comunque un'Inter determinata. Mantenere l'attuale vantaggio sulle inseguitrici sarebbe importantissimo, principalmente sotto il profilo psicologico. Questa partita per me rievoca grandi emozioni, visto che davanti ci ritroveremo l'ex Sinisa Mihailovic e che, soprattutto, un Bologna-Inter di una decina di anni fa è stata la mia prima volta in uno stadio al seguito dei nerazzurri. Avrei voluto replicare l'esperienza, ma purtroppo impegni lavorativi e l'inedito anticipo alle 16.00 hanno fatto si che abbia dovuto rinunciare. A questo punto spero che almeno la squadra esca vittoriosa dal campo, ottenendo ben altre fortune rispetto a quell'ultima piovosa giornata del campionato 96-97, quando un gol nel finale della "bestia nera" Paramatti fissò il punteggio sul 2-2, dopo che Ganz con una doppietta aveva ribaltato l'iniziale gol rossoblu dell'ex Igor Shalimov.
Mourinho ha fatto intendere che non farà massiccio turn-over e che probabilmente la partita di oggi sarà la prova generale per martedì. Dalla formazione capiremo se quanto affermato sarà verità o solo pretattica.
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