
"L'Inter può chiudere qui il campionato". "Scudetto: atto finale". "Chievo-Inter: per la Storia".
Domenica scorsa, probabilmente, si è battuto il record italiano di toccate di ferro, acquisti di cornetti e massaggi pelvici scaramantici (purtroppo, non omologabile). A compiere l'impresa, ovviamente, sono stati i tifosi nerazzurri, vittime di un bombardamento gufesco senza precedenti da parte della stampa, sportiva e non.
Con risultati incoraggianti per gli amanti di questo contro-sport, visto l'ormai celebre pareggio di Verona -arrivato dopo essere andati due volte in vantaggio con Crespo e un gran destro di Balotelli- per opera di Marcolini prima e Luciano (già Eriberto) poi.
Occorreva in ogni caso attendere il risultato del Milan, impegnato a San Siro contro una Juve in caduta libera. Il caso ha voluto che anche per loro sia arrivato un pari, e tutto è rimandato a domenica prossima.
Anzi, a sabato: l'eventuale sconfitta della compagine di Ancelotti in quel di Udine renderebbe l'impegno di Siena poco più che una passerella.
Ma questi, ovviamente, sono solo calcoli. La realtà, in particolare nel calcio italiano, potrà essere ben diversa, e qualunque risultato il Milan porti a casa con l'Udinese non deve incidere sulla concentrazione che l'Inter dovrà dedicare alla preparazione e allo svolgimento della sfida che, stavolta sì, mette lo scudetto interamente nelle nostre mani.
In chiusura, spezzo una lancia in favore di Ancelotti: trovo profondamente ingiusto che la presidenza del Milan (e di tante, troppe altre cose) se la prenda con lui per il (probabile) mancato scudetto.
Se ad un allenatore, pur capace, si impongono acquisti di giocatori con caratteristiche completamente diverse da quelle richieste, il rendimento non potrà mai essere massimo: dovrà adattare le sue idee e i suoi schemi a campioni (perché pur sempre di campioni si tratta) per i quali quegli schemi non erano stati pensati, rendendo ogni formazione una soluzione di ripiego, come si fosse in emergenza costante.
Ancelotti è un tecnico capace. Se fosse stata esaudita almeno una delle sue richieste effettive (che volesse una prima punta di peso, e non Ronaldinho e o Sheva-bis, non è un mistero) forse sarebbe stato un Milan più competitivo.
Di contro, Moratti proprio oggi ha detto di voler ascoltare le richieste di Mourinho per la prossima stagione, e di fare il possibile per accontentarlo. Certo, dirà qualcuno, le richieste dell'anno scorso erano state Quaresma, Mancini e Muntari (più Lampard, irraggiungibile per chiunque).
Il primo è stato un fallimento totale; il secondo era stato preso per un 4-3-3 e non poteva funzionare del tutto col ritorno al 4-4-2 (la sfortuna con gli infortuni ha fatto il resto) e quindi è stato meno di un affare a metà; il terzo, per contro, ha segnato gol pesantissimi e dato tanto anche sul piano della quantità.
Tre acquisti diversi, tre risultati diversi. Ma non resta il rammarico di dire: cosa sarebbe successo se Mourinho fosse stato accontentato?
Perchè la dirigenza ha fatto di tutto per soddisfare le sue richieste.
Quale sarà la conseguenza di questo, magari, lo sapremo domenica.
"A testa alta".
Questa penso sia la sintesi migliore non solo per la partita dell'Inter, ma per quelle di tutte le italiane contro le inglesi.
Il 3-0 secco in favore dei calciatori al servizio di Sua Maestà si è puntualmente verificato, come previsto da bookmakers.
Ma hanno sudato tutte: il Chelsea, dopo la vittoria dell'andata, ha rischiato grosso contro la Juve; l'Arsenal, più di tutte, ha sofferto davanti ad una Roma in emergenza, spuntandola solo ai rigori; e la qualificazione del Manchester, campione d'Europa (e del mondo, per quel che vale), ha tremato come i due legni colpiti da Ibra e Adriano, sui quali si è infranta la speranza di approdare ai quarti.
Forse è stato il miglior ottavo di finale dei nerazzurri da una mezza dozzina d'anni a questa parte.
Mercoledì, l'Inter ha preso gol subito, e questo ha avuto immediatamente l'effetto di una sveglia. Occasioni a iosa, rischi minimi, tensione alle stelle. Gli uomini di Ferguson, alla fine del primo tempo, sembrano davvero alle corde. L'impresa, finalmente, sembra possibile. Basta un gol, uno solo, per fare la storia.
Ma la traversa e il diagonale sul fondo di Ibra hanno un altro sapore. Quello del "per quanto cuore ci si metta, oggi è tutto inutile".
Il palo interno di Adriano ne dà conferma, dopo il gol di Cristiano Ronaldo: non è serata per l'Inter.
Come mai? Forse perché, se è vero che Mourinho è capace di sopportare la pressione dei tifosi che aspettano un certo trofeo da quattro decenni, è meno vero che ne siano in grado una trentina di ragazzi che ogni anno si sentono chiedere la Champions, ed ogni anno tornano a casa a mani vuote.
Non è stata colpa loro. Non del tutto, perlomeno.
Porsi obiettivi importanti come squadra è sacrosanto. Indicare ai giocatori le proprie preferenze di tifoso in merito, altrettanto. Quale sia l'equilibrio giusto per non scatenare ansia da prestazione, è meno semplice da dire.
L'Ibra dell'altra sera era partito bene. Come fa sempre, e come quasi sempre ha fatto nelle occasioni in cui, alla fine, manca.
Col passare dei minuti, dominare la tensione gli è diventato impossibile. Lo svedese nella sua partita ha visto accumularsi un fallo dal limite non fischiato, una trasversa e un diagonale fuori di poco. Da lì a quel tiro inguardabile del secondo tempo, dalla sinistra a cinquanta metri dalla porta (neanche inquadrata) il passo è stato breve.
Come spesso accade, Ibra è lo specchio dell'Inter. Guardando lui, possiamo vedere riflessa tutta la squadra.
Gli anni ci hanno insegnato a contenere l'amarezza nella sconfitta, e a non perdere di vista gli obiettivi veri dopo una vittoria. Dalla prova di questa settimana dobbiamo imparare a gestire la tensione nelle partite secche.
Se Mourinho sta cercando di capire cosa non va nell'Inter di Coppa, e passasse di qui, lo tenga presente. La nostra fiducia in lui, perlomeno la mia, resta assolutamente immutata.
Per l'anno prossimo, confido nel perfezionamento dell'approccio psicologico alla Champions, e che questo porti prestazioni anche migliori di quella, già buona, dell'Old Trafford.
Che alla fine si porti a casa un certo trofeo, al momento è secondario.
"Pioggia di gol".
Questo il titolo scelto da Sky per presentare quella che ormai è la classica del dopo-Calciopoli: Inter-Roma. E pioggia di gol, puntualmente, è stata: ben sei, equamente suddivisi.
E vorrei descriverli uno per uno, dal grandioso colpo di testa di De Rossi fino a quello, simile, di Crespo. Vorrei parlare dell'Inter che prima dorme e poi reagisce, della Roma bella e aggressiva che fin qui era un po' mancata, della grande stagione di Brighi e (non me ne stancherei mai) delle ulteriori conferme giunte da Santon.
Ma qualcuno, nei giorni scorsi, il tema della partita l'ha scelto per tutti.
Premetto che, come chi ci segue da inizio stagione sa bene, in questi articoli cerco sempre di usare (oltre ad un briciolo di brio, anche quando va a discapito di un'analisi strettamente tecnica) il massimo dell'obiettività. Ho parlato di arbitri inadeguati quando ci sono stati, sottolineando costantemente se si prodigassero in gentili omaggi o -e non è stato così di rado come si sibila in questi giorni- quando invece i regali venivano fatti ai nostri avversari.
Ed ogni volta ho provato a far notare come questi si verificassero sempre e comunque per poco talento del direttore di gara, o per oggettive difficoltà di percezione umana. Mai per sospetta corruzione.
Spesso, anche di fronte ad errori da noi subìti, ho espresso un giudizio anche sulla velocità dell'azione incriminata e sulla difficoltà nel prendere certe decisioni in una frazione di secondo. Insomma, ho preso le difese di chi ci ha (involontariamente, lo ripeto) danneggiato.
E' il caso, per esempio, del fuorigioco di Kakà nel derby: pochi centimetri, ma fatali, visto che il conseguente cross ha portato alla prima sconfitta stagionale dell'Inter. Eppure era ovvia la difficoltà del guardalinee di accorgersene in quella occasione, e non ho esitato a metterlo in evidenza e a giustificarlo.
Detto questo, mi auguro di cuore che ciò che dico non venga preso per partigianeria nerazzurra, e che si reputi questa analisi sempre sufficientemente obiettiva da non accusarmi di faziosità: ho visto e rivisto il rigore su Balotelli, e non riesco nemmeno sforzandomi a capire come faccia Spalletti a dire che il nostro si è solo buttato.
Mario dribbla, poi rallenta per ripetere immediatamente lo scatto. De Rossi ci mette la gamba, e lo sbilancia. Motta si appoggia col braccio (pure se leggermente) mentre l'attaccante sta perdendo l'equilibrio, impedendogli dunque di riacquistarlo. Solo alla fine -come avrebbe fatto qualunque giocatore di qualunque squadra in quella situazione- vista la sua azione irrimediabilmente danneggiata da ben due interventi che si può dire tutto ma non che fossero sul pallone, accentua una caduta che stava comunque già avvenendo.
L'ho vista e rivista, a qualunque velocità, e se posso ammettere che si possa anche non vederci un rigore (qui, sì, per partigianeria) non posso capire chi ha la sicurezza incrollabile che non lo sia.
Meno ancora posso capire la costruzione di un caso su questo e non, per esempio, di una vittoria della Juve sul Catania -con un gol irregolare di Poulsen- o sulla Fiorentina, con un gol misteriosamente annullato a Gilardino; o del Milan sul Chievo e sul Cagliari (entrambi per 1-0, nel primo caso con rigore inventato e nel secondo con lo spintone di Inzaghi su Lopez nell'azione del gol di Seedorf). O della stessa Roma, che vince col Napoli con il primo gol in nettissimo fuorigioco di Mexes e, prima ancora, con l'off-side di Perrotta nella rimonta contro il Cagliari.
Mourinho non ha detto altro che questo. Ha elencato queste situazioni (ne ho aggiunta qualcuna anche io), che sono certificate da immagini, ed ha fatto notare come su queste -a differenza di altre, a noi favorevoli- non si montino "casi" per settimane.
Tanto che si è giunti a questo assioma: quando un arbitro sbaglia, è un semplice errore. Quando sbaglia con l'Inter, è sul libro-paga di Moratti.
Ci chiediamo: per costruire montature del genere contro un rivale, e nel contempo "dimenticarsi" e far dimenticare il fatto che si godano degli stessi privilegi senza colpo ferire, cosa occorre?
Almeno un giornale, per cominciare. Perché, per riabilitare i colpevoli dell'altro ieri, o giustificare gli errori di mercato di ieri ,servono dei capri espiatori oggi. Pazienza se questi siano colpevoli o no.
Ipocrisia, per dormire tranquilli. Perché non è importante che quello di cui si accusi una squadra adesso -ingiustamente- passasse sotto silenzio quando davvero (lo dicono le voci telefoniche dei protagonisti di allora) questo accadeva.
Una tifoseria di scalmanati, per concludere. Perché per una società dire a teppisti truccati da tifosi: "siamo vittime di continui furti" è molto più comodo di "siamo poco competitivi". La rabbia delinquenziale degli interessati è così deviata su obiettivi diversi dal proprio culo capitolino. Sempre meglio questo, che rivolgersi ai tifosi onesti e pacifici, che non sono pochi ma non contano niente, specie in quel di Trigoria.
Dopo le parole di Mourinho, abbiamo sentito forse qualcuno dire: "Effettivamente, il portoghese ha sottolineato un abbondante numero di episodi favorevoli alle inseguitrici"?
Oppure: "Forse dovremmo evidenziare, piuttosto che quelli a favore della capolista, come gli errori siano distribuiti in maniera casuale, ed abbiamo toccato un po' tutti in qualunque posizione di classifica"?
e, soprattutto: "Non è che stiamo creando un clima in cui un arbitro, per dimostrarsi onesto, deve sfavorire scientificamente l'Inter"?
Ovviamente, queste cose non le ha dette nessuno.
Perché l'Inter non ha alcun peso mediatico. Lo sappiamo bene.
E' cugina della squadra del tizio che possiede due terzi dell' "informazione" italiana, è la rivale storica di una Signora che imbratta un giornale (e mezzo) ogni mattina, ed ha sconfitto più volte in modo netto una Lupa che, anche lei, ogni giorno, può ululare in tutte le edicole della penisola.
Cannoni puntati contro per partito preso, come si vede, ne abbiamo parecchi.
Barricate a difenderci dagli attacchi, si sa, non ne abbiamo nessuna.
Solo il nostro orgoglio di tifosi.
Quello che ci permetteva di non chinare il capo quando gli altri, mentre rubavano (comprovatamente) a man bassa, ci davano dei perdenti.
Quello che rispondeva per le rime a quegli stessi che, ormai sotto processo, ci hanno sorprendemente accusato di aver scassinato casseforti da cui -le intercettazioni, il palmares e gli sfottò di allora lo testimoniano- non abbiamo mai sottratto un centesimo.
Quello che il Sistema vero l'ha visto, l'ha subìto, e lo sa riconoscere. E sa che non è più qui.
Non sorprende che la sfida di martedì sera offra tanti spunti interessanti.
C'era molta curiosità nel vedere come si sarebbe comportata la squadra di Mourinho di fronte a quella che, lo scorso anno, ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Fatta salva la prima mezz'ora di gioco -dove abbiamo piuttosto assistito a Julio Cesar vs United, col portierone brasiliano che colleziona miracoli in attesa che i suoi compagni sentano la sveglia- l'Inter ha dimostrato di poter tenere testa persino a quello che è probabilmente il club più forte del mondo.
Non solo: nella stessa serata, abbiamo potuto ammirare un ragazzino -che, ricordiamo, ha disputato appena una decina di partite in prima squadra- tenere testa in modo notevole al Pallone d'Oro in carica. Non a caso, in un'intervista dei giorni scorsi, Cristiano Ronaldo ha elogiato apertamente la prestazione del nostro Santon (che, ha sottolineato il portoghese, lo aveva già colpito molto vedendolo giocare in tv).
Nella stessa intervista, Ronaldo si è detto sicuro che i Red Devils potranno passare il turno, nonostante la forza degli avversari.
Certo è che l'11 marzo Ferguson potrà recuperare molte delle sue stelle, primo fra tutti Wayne Rooney, senza contare che -fattore non trascurabile- l'Old Trafford è praticamente inespugnabile, specialmente in questa stagione.
Dal canto suo, l'Inter può trarre forza dalla prestazione brillante del secondo tempo, magari cercando di far perfezionare la mira ad Adriano e di far recuperare lucidità a Muntari, quasi per nulla apprezzabile, nella prestazione di martedì. Inoltre, avere a disposizione due risultati su tre per qualificarsi (una vittoria o un pareggio con gol) è già un buon vantaggio psicologico.
Partita facile, dunque? Macché! Ricordiamo ancora tutti la gioia della Roma nel 2004 per la vittoria (e sottolineo vittoria) all'Olimpico per 2-1, sempre contro lo United. Il ritorno non solo fu una storia ben diversa, ma fu addirittura un incubo, con il monumentale 7-1 a schiacciare le ambizioni giallorosse.
All'Inter dell'11 marzo chiediamo dunque la forza del secondo tempo, la solita, incrollabile determinazione del suo allenatore, e la consapevolezza che all'Old Trafford, la storia (sportiva) ci insegna, non è mai una passeggiata.
Al'Inter dei prossimi dodici giorni, invece, chiediamo di pensare a cose più urgenti.
Per esempio, domenica c'è la Roma... Concentriamoci su quella.
Quella col Manchester era forse la partita più attesa dell'anno e mi aspettavo, comunque andasse, di assistere a livello emozionale ad una sorta di replay del match con il Liverpool della stagione passata. Stranamente però questo non è accaduto. Nonostante lo stadio pieno, non si è ricreata quell'atmosfera che mi era tanto piaciuta. O quantomeno sono stato io a non percepirla. La partita, nonostante il Manchester ci abbia messo in forte difficoltà, l'ho vissuta in modo molto rilassato, senza troppe paura. Ero stranamente tranquillo quando Giggs si è involato verso Julio Cesar e, dopo il miracolo del nostro portierone, in me ha prevalso la soddisfazione per il bell'intervento che non il sospiro di sollievo per il pericolo scampato. Stessa cosa per le occasioni in cui Cristiano Ronaldo puntava Santon: timore al minimo ed esaltazione per le chiusure tempestive del "Bambino". Insomma, sotto un certo punto di vista un'esperienza diversa, dato che solitamente vivo la partita in modo completamente opposto. Non so spiegarmela e della serata mi rimane una sorta di ricordo agro-dolce.
Passando all'analisi del match invece, il Manchester ha sicuramente vinto ai punti. Il primo tempo se lo sono aggiudicato a mani basse, complice la solita paura con la quale i nostri sono entrati in campo. La ripresa è stata più equilibrata e paradossalmente saremmo potuti riuscire nell'impresa di far male ai campioni del mondo, ma credo che alla fine sarebbe stato troppo. Tirando le somme, loro hanno dimostrato di essere più forti di noi, ma lo 0-0 è risultato che tiene tutto ancora aperto. Alla luce dei match di andata, non farei cambio con nessuna delle italiane. All'Old Trafford sarà durissima, ma nel calcio non è sempre il più forte a vincere. Quindi culliamo il sogno e proviamoci. In fondo, cosa ci costa?




Questo, in sintesi, il sistema adottato da Mourinho per evitare cali di concentrazione -pericolosissimi- nell'ostica partita del Dall'Ara e, nel contempo, fare le prove generali dell'undici che, domani sera, affronterà i campioni del mondo in carica.
Fin qui, il metodo ha pagato: due gol contro una difesa attentissima per tutta la partita (un po' meno in occasione della seconda rete), molta grinta nella prima parte di gara e situazioni da palla inattiva sfruttate bene. Merito della minaccia di far saltare la gara coi Red Devils ai lavativi di turno? Può darsi.
Certo, c'è anche chi la sua occasione di mettere dubbi al mister la sfrutta male. La prestazione di Muntari (in un ruolo non nuovo per lui, ma poco adatto alle sue caratteristiche) è sicuramente da dimenticare. Si divora un gol fatto davanti alla porta dopo una vera magia di Ibra, gestisce male i palloni che recupera (a memoria, non moltissimi) e copre male. In Champions, come previsto, ci sarà Stankovic.
Neanche Maxwell mi ha impressionato tanto, specie considerando che era esonerato da compiti di copertura, affidati all'ormai solito Santon. Dubito che martedì ritroverà il posto sulla sinistra.
Il dubbio, al massimo, è se Mourinho vorrà concedere il battesimo del fuoco al giovane terzino italiano, impiegato coraggiosamente (e con profitto) anche nella difficile prova del derby, o se vorrà più prudentemente puntare sul Capitano esterno difensivo.
Ancora 24 ore per la risposta.
C'è un curioso antefatto al derby milanese numero 150. Ve lo racconto, non è lungo.
Siamo a San Siro, sette giorni fa, e si affrontano Milan e Reggina. Sul risultato di parità, Clarence Seedorf intercetta un pallone davanti alla porta spalancata. Nel tentativo di controllarla, la sfera gli schizza inavvertitamente sulla mano, rendendo poi molto semplice buttarla in rete. L'involontarietà del gesto e la trance agonistica fanno urlare al gol i tifosi (e i giocatori) rossoneri, ma l'arbitro annulla tutto.
Il motivo è chiaro: si è affidato al buonsenso. La volontarietà non c'è, ma l'olandese trae parecchio vantaggio dal colpo di mano. La rete, sancisce il direttore di gara, è da annullare.
Sempre San Siro, una settimana dopo. Palla dalla destra di Maicon, Adriano chiude gli occhi e si coordina. Sente il profumo del gol, e colpisce di testa. Sfiora il pallone, che gli finisce sul braccio e poi in rete. Stessa situazione: colpo involontario (indizi incontrovertibili: movimento congruo, occhi chiusi) e palla in rete. Ma diversa interpretazione.
Ed anche qui il motivo è chiaro: si è affidato al regolamento. E, aggiungo, alle polemiche seguite al gol non convalidato a Seedorf, dove ci veniva spiegato (anche da Fabio Caressa nel Caffè di Sky Sport 24) che, per il suddetto regolamento, se non c'è volontarietà, l'azione -che culmini o meno in rete- è buona. Dunque, anche un gol.
Su queste basi, la mia opinione è questa: il gol è -incredibile a dirsi- buono oltre ogni dubbio, per le ragioni che ho spiegato; mentre il regolamento è -questo è meno incredibile- una fonte di bug che Windows Vista se la sogna.
Scopriamo, dunque (prima con Seedorf, che segna contro le regole, e poi con Adriano, che segna contro il buonsenso) che il calcio, in certi casi, ammette che si segni con la mano, pur facendo salva la regolarità della rete.
Mettiamo da parte le polemiche, che sono di parte, e facciamo largo alla discussione, che è civile.
Sulla partita, possiamo dire che l'Inter ha, a mio avviso, dominato.
Maggiori occasioni da gol, più fisico e potenza (ammirare, prego, il gol di Stankovic) e ci ha messo del suo perché il derby fosse un vero spettacolo.
Da parte milanista, eccezion fatta per Kaladze (spento) e per il finale di Ambrosini (che si salva dal secondo giallo per miracolo) è stato un buon Milan per tutta la durata dell'incontro, addirittura fenomenale negli ultimi minuti, con un Ronaldinho immarcabile. Avesse giocato così tutto il match, sarebbe finita 6-5, o giù di lì.
E sul regolamento, cosa vogliamo dire? Vogliamo continuare a polemizzare sul gol di mano, che nonostante il buonsenso risulta inspiegabilmente regolare? Oppure vogliamo interrogarci su quale sarebbe una regola davvero giusta, che non faccia uscire di testa gli arbitri nel doverla valutare e che al tempo stesso impedisca eventualità come quelle del derby e di Milan-Reggina?
Una soluzione, per me, davvero interessante sarebbe quella di discuterne.
Magari, esagero, sottoponendo le eventuali conclusioni alla stessa Federazione, qualora le ritenessimo degne di essere ascoltate. Del resto, se -dopo un derby un po' avvelenato- si discute civilmente tra tifosi delle due facce di Milano per provare a migliorare il gioco, è di per se una notizia degna di nota
Se ci state, fate click su "commenti". E si comincia.
Ultima ora: Galliani: "Derby?Tutti hanno visto" quanto avete fatto schifo aggiungo io.
Adriano: la prova tv lo assolve. AMEN, qualcuno che ragiona c'è.
Tempo di esami, per tutti.
Per l'Inter, che lo supera battendo il Catania per due reti a zero.
Per la Juve, che non lo supera contro una sorprendente Udinese.
Per MarkSlot, che lo supera brillantemente, ma sacrificando il tempo della stesura di questo post. Gli impegni universitari e i festeggiamenti seguiti ad essi, infatti, mi hanno impedito di scrivere in maniera tempestiva ed approfondita quello che state per leggere.
Di argomenti da evidenziare, in effetti, ve ne sono su più fronti: l'Inter torna ad essere convincente, Santon è sempre più il fiore all'occhiello di società e allenatore, Julio Cesar sfodera un paio di parate determinanti per conservare il risultato, Ibra -come un mago- fa sparire prodigiosamente il pallone sull'uscita del portiere, per farlo riapparire poi in rete.
A voler trovare qualcosa che non mi sia piaciuto (a parte l'espulsione esagerata di Muntari, che su Tedesco aveva comunque cercato il pallone), direi il modo con cui, sugli attacchi prolungati del Catania, la squadra sia sembrata perdere compattezza nelle retrovie: come se la difesa perdesse, per qualche istante, la capacità di coordinare le azioni difensive.
Poco male, a vederla a posteriori. E quasi giustificata, mancando un giocatore prettamente difensivo come Sulley, e con una coppia di centrali reduci dalla scarsa brillantezza delle ultime prestazioni. Ma contro il Manchester un calo di concentrazione, seppure di così bassa intensità, può anche essere fatale.
Quella dell'altra sera non sarà stata un'Inter straripante, ma di sicuro abbiamo visto una squadra cinica e compatta, perfetta per affrontare la tignosa squadra di Mazzarri.
A dirla tutta, sono stati quasi interamente 90 minuti (più 6, inspiegabili, di recupero del secondo tempo) a bassa, bassissima intensità. Di noia, più precisamente. Con Ibra e Cassano in campo, quasi certamente sarebbe stata una partita diversa. Uniche emozioni: il gol di Adriano, la traversa di Stankovic e la grande parata di Julio Cesar su Dessena allo scadere.
Non sbaglio di molto quando dico di avere appena raccontato tutto la partita.
Si può però parlare dei temi tattici, in particolare di un inedito (almeno in nerazzurro) Mancini nel ruolo di seconda punta, virtualmente perfetto per pescare Adriano in area coi suo passaggi, e per attirare in fascia i terzini doriani, permettendo qualche inserimento dalle retrovie.
Dico virtualmente perché la soluzione, pur interessante sulla carta, ha funzionato a metà: la prestazione di Amantino non è stata memorabile, ma ha fornito quegli spunti che rendono più che auspicabile una sua riproposizione in quel ruolo (magari con incidenza maggiore sul risultato).
Altro tema caldo è l'ormai celebre "Hai paura?" ringhiato da Mourinho all'arbitro Celi, secondo lui sotto pressione per le critiche piovute ai colleghi e pertanto colpevole di un arbitraggio sfavorevole alla big di turno (noi).
Come spesso accade, lo Special One ha centrato un punto importante: le responsabilità arbitrali. Dopo l'abbozzo di denuncia romanista, quella di presentare un dossier sui torti subiti, la concentrazione dei nostri fischietti è precipitata.
Chissà se la battagliera Rosella Sensi metterà nel suo dossier il fuorigioco di venti centimetri di Mexes (tralaltro, con dinamiche molto simili a quelle del contestato goal interista di Coppa Italia), errore, questo, che ha spianato la strada alla Roma, impegnata contro il Napoli, nello scontro diretto per la Champions.
Non lo cito per intendere che, prima di accusare qualcuno di favoritismi, occorra soppesare anche quanto la sorte ha donato di illegittimo al proprio interesse, e non solo ciò che vi va contro.
Lo cito perché è il primo di una serie di errori maiuscoli nella giornata di campionato appena trascorsa.
La dinamica degli episodi, tuttavia, non grida al complotto: il Milan usufruisce di un rigore inventato, ma non gliene viene concesso uno su Pato e, anzi, ne subisce in apertura uno dubbio, trasformato da Di Vaio; la Fiorentina (al sabato) si vede annullare un gol regolare di Gilardino per fuorigioco inesistente e reclama un rigore -premetto che per me non c'era- su Jovetic; Marchetti, portiere del Cagliari, salterà la prossima sfida per l'ammonizione seguita al rigore (molto dubbio) concesso alla Lazio; il Lecce trova la rete con Castillo servito da un intervento scomposto del compagno di reparto, che tocca vistosamente col braccio...
Probabilmente ne ho anche saltato qualcuno. Il punto è che una mole così cospicua ed eterogenea di sviste mostra chiaramente alcuni fattori: intanto, la malafede è sparita (per fortuna e, spero, per sempre), come ha dichiarato anche un personaggio noto per non mandarle a dire persino negli anni d'oro del Sistema Moggi, ovvero il presidente del Cagliari Massimo Cellino; altro punto: gli arbitri, alcuni molto giovani e molto inesperti, hanno subito il clima di tensione di questi giorni.
E questa forse è la cosa più lampante: non si può pretendere di crescere una classe arbitrale serena e competente in un clima del genere, specie dopo un evento come la bufera che la voce stessa del suo responsabile, dai fascicoli di un'inchiesta, ci racconta.
Certo, dico queste cose dopo aver sputato sull'arbitraggio di Orsato in Coppa Italia, e mi rendo conto che la contraddizione sia evidente. Ma non sono un giornalista, sono un tifoso. La responsabilità che io e i miei colleghi abbiamo nel formare, o contribuire a formare, un'opinione in chi ci legge è minima, e noi stessi subiamo -che ci piaccia o no- l'ottica dominante nella carta stampata. Quella di afferrare un arbitro, spogliarlo e darlo in pasto ai lettori per un rigore non dato o una decisione dubbia.
E in questo, beninteso, non ci vedo solo del male. Mostrare i limiti di un essere umano, in uno sport che sentiamo l'esigenza di sentire pulito, dopo aver scoperto che non lo è stato per tanti anni, può anche essere utile a prendere provvedimenti.
Come, per esempio, (senza scomodare, per ora, la moviola in campo) trovare qualche sistema per incentivare la collaborazione dei giocatori e delle società con il direttore di gara, perchè questo sbagli meno. Non necessariamente con grandi sorrisi e pacche sulle spalle: sarò drastico, ma trovo che se ci fossero dei deterrenti validi ed efficaci per chi si approfitta del fatto che l'abitro non sia, per natura, infallibile, la situazione sarebbe molto più vivibile. Dico per esagerare, ma neanche tanto: hai simulato? Un mese di squalifica, anche dalla Champions ed eventuali convocazioni in Nazionale in quell'arco di tempo.
Non si tratterebbe di condanne troppo pesanti: giuridicamente, penso non sia tanto distante dalla realtà assimilare la simulazione ad un qualunque mezzo illecito per spingere avanti la propria squadra a discapito del regolamento. Al pari del doping, insomma.
Non sarà bello forzare qualcuno all'onestà, ma sarebbe davvero un prezzo troppo alto? A quel punto, l'eventualità di una moviola in campo, da usarsi per tutto ciò che resta affidato solo al caso (come ad esempio un fuorigioco), non sarebbe da considerarsi fantascienza.
Noto che il buon Enzo ha già fatto un piccolo sunto dei gol e delle occasioni in un contributo precedente, per cui cercherò di non scrivere un doppione. Peraltro, vorrei capire come fa un ragazzo classe '92 a conoscere, e citare nel titolo del post, l'incipit del brano sanremese "Non amarmi" di Aleandro Baldi.
Mah.
Estendo il "mah" non solo a lui, ma anche alla direzione di gara da parte di Orsato. Posso ammettere che il nome, di per se, fa anche tenerezza. Ne fa un po' meno nel rivedere certe occasioni alla moviola, che cito puntualmente:
- Vucinic stretto da due difensori, che lo chiudono senza prendere la palla. Al di là del fatto che persino i cronisti sono sembrati poco sicuri, dopo aver visto parecchie volte il replay, che si trattasse di rigore o meno, è evidente che dal campo, a velocità normale, quando vedi due centrali chiudere così sull'uomo, beh... se alla fine dai rigore, tutto sommato, sei più che giustificato. Niente di tutto questo. Possiamo parlare di rigore negato, secondo me.
- Ibra entra in area dalla fascia destra, Riise lo sbilancia con la coscia senza nemmeno toccare palla. Ci sta, anche qui, un rigore abbastanza netto. Orsato fa proseguire.
- Occasione del secondo gol dell'Inter: al momento del cross, Samuel è in fuorigioco di una ventina di centimetri buoni. Il guardalinee è in ottima posizione, ma non se ne accorge. Dopo il colpo di testa dell'argentino, Ibra trova un bel gol agganciando in modo spettacolare la parata di Arthur. Il gol sarebbe da annullare.
- Dialogo tra Stankovic e Ibrahimovic, con la difesa della Roma scopertissima. L'occasione è ghiotta, quasi una rete sicura, ma l'arbitro fischia, stavolta, fuorigioco. Il replay chiarirà che entrambi sono in posizione regolare di almeno un metro.
Riassumendo: un rigore negato alla Roma e uno all'Inter, un fuorigioco non fischiato che ha portato al gol dei nerazzurri e un fuorigioco clamorosamente inventato che ne avrebbe potuto portare un altro.
Equilibrio perfetto, in fondo, come quello "visto in campo tra due grandi squadre", come dirà Spalletti.
Ma non basta per salvare la direzione di gara disastrosa da parte di Orsato e della sua terna. Ciliegina sulla torta, le scintille tra Ibra e Mexes gestite malissimo dall'arbitro, che aveva ammonito il difensore solo alla centesima mannaiata sullo svedese, e lo grazia misteriosamente dopo -in rapida sequenza- un durissimo tackle in netto ritardo, un calcio da terra sulla caviglia di Zlatan e un abbozzo di testata.
Oltre ad appellarmi alla mia solita pseudo-utopia della moviola in campo, posso solo auspicare ad una crescita seria e concreta della nuova generazione di arbitri italiani.
Lo tsunami delle intercettazioni del sistema-Moggi ci ha consegnato una situazione della classe arbitrale così riassumibile: quelli bravi erano indifendibilmente corrotti; quelli onesti, i superstiti, irrimediabilmente talpe.
Capisco che a parlare da dietro un monitor si faccia presto, non dico mica il contrario. Ma non sarebbe ora di dare una nuova, dignitosa preparazione professionale agli arbitri italiani?
Ciao a tutti e benvenuti sul nostro blog. Per nostro intendo mio, di SNIS e di MarkSlot! Siete tutti benaccetti, Bauscia e non. Questo spazio nasce da una mia idea e non ha lo scopo di raccogliere miliardi di visite e commenti, ma solo quello di essere un punto di ritrovo per i miei amici e per tutti gli appassionati di calcio. C'è Solo L'Inter
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità: non può pertanto essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della Legge 62/2001. Le immagini sono prese in prestito dalla rete e valutate di pubblico dominio: qualora il loro uso risultasse sgradito all'autore, saranno prontamente cancellate su esplicita richiesta. Gli autori di questo blog non assumono responsabilità alcuna per la veridicità, accuratezza e qualità del contenuto o per le opinioni espresse nei singoli commenti, di cui rimangono responsabili gli autori dei testi. Gli autori del blog altresì non sono responsabili qualora la navigazione dei siti web collegati o segnalati o l'accesso agli spazi di discussione porti alla consultazione di informazioni ritenute non gradite, e parimenti non ne rispondono per veridicità, accuratezza e qualità del contenuto.